
Mappare colonne fornitore sui campi prodotto WooCommerce
Il listino del fornitore non è un catalogo WooCommerce. Abbina ogni colonna a SKU, nome, prezzo, categoria e attributi prima dell'import CSV.
Come mappare le colonne del fornitore sui campi prodotto WooCommerce
Mappare le colonne del fornitore sui campi prodotto WooCommerce significa decidere quale informazione del listino diventa nome, SKU, prezzo, categoria, immagine o attributo nel catalogo. Il file del grossista arriva con etichette proprie: codice articolo, descrizione commerciale, famiglia, EAN. WooCommerce si aspetta nomi di colonna diversi e tipi di prodotto distinti. Senza una tabella di abbinamento l'import crea schede incomplete, duplicati e feed che i canali rifiutano.
Un crawler legge il titolo visibile, il testo della scheda, le immagini e i dati strutturati che WooCommerce espone già in pagina. Se la colonna descrizione del fornitore finisce nel nome, il titolo diventa un paragrafo. Se manca lo SKU, la sincronizzazione successiva non ha una chiave. Se l'EAN sta in una nota libera, il GTIN non entra nei feed. Il meccanismo è visibile: campi vuoti o nel posto sbagliato, non un algoritmo misterioso.

Perché il file del fornitore non è mai pronto per WooCommerce
Il listino del fornitore è uno strumento di vendita all'ingrosso, non uno schema di catalogo: i nomi delle colonne, i decimali e le famiglie merceologiche non coincidono con i campi nativi di WooCommerce.
Il grossista ottimizza il foglio per chi ordina: codice interno, descrizione compressa, prezzo a scaglioni, pezzi per cartone. WooCommerce ottimizza la scheda per chi compra e per chi indicizza: nome leggibile, SKU stabile, prezzo con un solo separatore decimale, categorie del negozio, attributi visibili in filtro, immagini con URL pubblico. I due oggetti condividono i fatti (articolo, prezzo, codice a barre) ma non la forma.
Un esempio illustrativo: un negozio con quaranta referenze riceve un CSV con colonne COD, DESCR, PZ, FAM, BARCODE. La riga DESCR contiene «VASO SMALTO BLU D20 H18 PZ/CT 6». Quel testo non è un titolo, non è una descrizione e non è un insieme di attributi. È tre campi compressi in uno. Finché non li spezzi, l'import pubblica una scheda che un assistente fatica a citare e che Google Shopping legge come titolo rumoroso.
Il testo della pagina e i dati strutturati lavorano insieme: il markup conferma prezzo e disponibilità quando coincide con la pagina.
Campi obbligatori e opzionali di un prodotto WooCommerce
Per creare una scheda basta un nome; per venderla servono prezzo e, se gestisci le scorte, quantità; per non creare doppioni serve lo SKU; il resto decide se la scheda è completa per negozio e feed.
WooCommerce, nel file CSV nativo, riconosce etichette inglesi fisse. Non puoi lasciare i nomi del fornitore in testata e sperare che il plugin di import «capisca». Devi o rinominare le colonne o usare la schermata di abbinamento in Prodotti, Importa. I campi che usi quasi sempre sono questi.
- Name: titolo della scheda, visibile in pagina e nei risultati.
- SKU: chiave unica del negozio; senza SKU ogni reimport rischia un doppione.
- Type: simple, variable, variation, grouped o external.
- Regular price: prezzo di listino nel formato del negozio, di solito con punto decimale.
- Description e Short description: testo lungo in pagina e riassunto in elenco.
- Categories e Tags: percorsi già esistenti o da creare prima dell'import.
- Images: URL pubblici, uno o più, separati come prevede il CSV.
- Attribute n name / Attribute n value(s): attributi globali o locali (colore, taglia, materiale).
- Parent: SKU del prodotto padre, solo sulle righe variation.
- Stock e In stock?: quantità e flag di disponibilità, se attivi la gestione scorte.
Peso, lunghezze, classe di spedizione, classe IVA e identificatore globale (GTIN, se lo hai sui materiali del fornitore) sono opzionali per pubblicare, ma la loro assenza si vede subito nei feed e nella scheda. Secondo Google Search Central esistono due classi principali di dati strutturati per i prodotti: il markup che WooCommerce già produce conferma i fatti solo se coincidono con titolo, prezzo e disponibilità scritti in pagina.
Chi importa listini da più fornitori nello stesso negozioChi importa listini da più fornitori nello stesso negozio deve trattare lo SKU come spazio dei nomi. Due grossisti possono usare lo stesso codice «1001». Prefissa lo SKU (FORN1-1001) oppure tieni una colonna fornitore come attributo nascosto, mai come parte del titolo. Il GTIN, se presente e valido, resta l'identità del pezzo fisico; lo SKU resta l'identità della riga nel tuo gestionale.
Come leggere e mappare le colonne del fornitore una a una
Si apre il CSV del fornitore, si elenca ogni intestazione e si scrive accanto il campo WooCommerce di destinazione, con una regola per i valori che vanno spezzati o scartati.
Non partire dall'import. Parti da un foglio di mappatura con tre colonne tue: intestazione originale, campo WooCommerce, regola di pulizia. La regola evita che la stessa colonna finisca in due campi o in nessuno.
- Apri il file in un foglio di calcolo con codifica UTF-8. Se Excel italiano ha usato il punto e virgola, non convertire a caso: nota il separatore prima di salvare.
- Blocca la prima riga e scorre le intestazioni. Segna CODICE, ART, ITEM, REF come candidati SKU. Segna DESCRIZIONE, NOME, ITEM NAME come candidati titolo. Segna EAN, GTIN, BARCODE, UPC come candidati identificatore globale.
- Apri WooCommerce, Prodotti, Importa e confronta le etichette native (Name, SKU, Regular price, Categories, Images, Attribute 1 name). Dove i nomi non coincidono, rinomina la testata del CSV oppure abbina a mano nel menu a tendina della schermata di import.
- Per ogni colonna ambigua scrivi la regola. Esempio: FAMIGLIA va in Categories solo dopo aver creato le stesse categorie nel negozio; COLORE e TAGLIA vanno in attributi globali (Prodotti, Attributi), non nel titolo.
- Scegli il Type. Una riga, un articolo vendibile: simple. Stesso modello, più taglie o colori: un padre variable e righe variation con Parent uguale allo SKU del padre.
- Normalizza i numeri. Prezzo con virgola decimale va convertito al formato atteso dal negozio. Quantità intere. Peso nell'unità impostata in WooCommerce, Impostazioni, Prodotti.
- Salva un CSV di prova con dieci righe, importalo come bozza, apri una scheda e verifica nome, SKU, prezzo, scorte, attributi e immagine prima di toccare il catalogo intero.
Un esempio illustrativo di prima e dopo, dichiarato come tale. Prima, una sola cella: «MAGLIA COTONE UOMO BLU M 19,90 8001234567897». Dopo il mapping: SKU dal codice articolo; Name «Maglia in cotone blu, uomo»; attributo Materiale cotone, attributo Colore blu, attributo Taglia M; Regular price 19.90; GTIN solo se il codice a barre è sui materiali del fornitore e supera la cifra di controllo. La frase sul cartone non è il titolo.
Chi ha poco tempo per la routine quotidianaChi ha poco tempo per la routine quotidiana non mappa ogni nuova riga a mano. Congela la tabella di abbinamento in un foglio modello e, a ogni listino, rinomina solo la testata. Se il fornitore aggiunge una colonna, la tratti come eccezione: o la ignori o la agganci a un attributo già esistente. Il costo nascosto non è l'import, è rifare le regole ogni lunedì.
Errori comuni
Gli errori di mapping che rovinano SEO e feed sono sempre gli stessi: titolo sporco, categoria del grossista al posto di quella del negozio, GTIN inventato o nel campo sbagliato, varianti spezzate in prodotti semplici.
Titolo uguale alla descrizione del fornitore. Si manifesta così: in vetrina compare un nome tutto maiuscolo, con pezzi per cartone, codici interni e misure attaccate. Succede perché la colonna DESCR è l'unica testuale e finisce in Name. Si risolve estraendo un titolo corto (prodotto, materiale, tratto distintivo) e spostando il resto in Description o in attributi. Il Title Case si applica dopo, non al posto della pulizia.
Categoria del fornitore copiata come categoria del negozio. Si manifesta così: in Prodotti, Categorie nascono decine di voci duplicate («CERAMICA», «Ceramica», «ceramiche») e i filtri del tema non raggruppano nulla. Succede perché FAMIGLIA non coincide con la tassonomia che hai deciso tu. Si risolve creando prima l'albero categorie in WooCommerce e mappando con una tabella di equivalenza (FAMIGLIA «CER-VAS» → Categoria «Vasi»). La categoria della tassonomia Google è un campo distinto: non è lo slug del negozio e non si improvvisa nel CSV se non l'hai confermata.
GTIN nel posto sbagliato o inventato. Si manifesta così: il feed segnala identificatori assenti, duplicati o non validi; in scheda il codice sta nelle note. Succede perché BARCODE è stato messo in Description, oppure perché qualcuno ha copiato un EAN da un sito terzo. Si risolve copiando il codice solo dai materiali del fornitore (colonna, foto della confezione, PDF) e lasciando vuoto il campo se manca. Un GTIN non si cerca sul web e non si fabbrica.
Varianti importate come prodotti semplici. Si manifesta così: tre schede «stesso maglione, tre taglie», tre URL, tre prezzi che divergono al primo aggiornamento. Succede perché il listino ha una riga per SKU figlio e l'import usa Type simple su tutte. Si risolve così: una riga padre con Type variable e attributi usati per le variazioni; righe figlie con Type variation, Parent uguale allo SKU del padre, e un solo valore di attributo per riga. Secondo il WooCommerce developer blog, a partire dalla versione WooCommerce 11.1 le gallerie di variazione saranno abilitate per ogni negozio: ha senso mappare anche le immagini per variante, non solo quella del padre.
Un artigiano che vende ceramiche e gestisce circa quaranta referenzeUn artigiano che vende ceramiche e gestisce circa quaranta referenze spesso riceve dal laboratorio un foglio con smalto, diametro e pezzi per cassa nella stessa cella. Qui il mapping è corto e va fatto una volta: SKU proprio, nome con forma e colore, attributi Diametro e Smalto, peso per la spedizione. Non serve un prodotto variabile se ogni vaso è un pezzo unico: Type simple, immagini diverse, niente Parent.
Import CSV dal foglio del fornitore al catalogo pubblicato
L'import CSV nativo di WooCommerce pubblica solo ciò che hai già mappato: si carica un file di prova, si abbinano le colonne, si verifica una scheda in bozza e solo dopo si importa il catalogo intero.
Il percorso nel gestionale è Prodotti, Importa. WooCommerce chiede il file, poi mostra ogni intestazione del CSV accanto a un menu di campi noti. Se hai rinominato le colonne con i nomi nativi (Name, SKU, Regular price), l'abbinamento è quasi automatico. Se hai lasciato COD e DESCR, devi scegliere a mano. L'opzione di aggiornare i prodotti esistenti usa lo SKU come chiave: senza SKU, l'aggiornamento crea righe nuove.
- Esporta prima un CSV di un prodotto già pubblicato (Prodotti, Esporta) e usalo come stampo di colonne. È il vocabolario che l'import capisce senza ambiguità.
- Copia i valori del fornitore sotto quelle intestazioni, non il contrario. Il listino originale resta un archivio; il file di import è un derivato pulito.
- Imposta Published a -1 (bozza) sul primo giro. Così le schede non finiscono in vetrina con titoli sporchi.
- Carica il file, controlla l'abbinamento colonna per colonna, avvia l'import e apri tre schede a campione: una semplice, una variante, una senza immagine.
- Correggi il foglio, non le schede una a una, e reimporta aggiornando per SKU. Quando nome, prezzo, scorte e attributi coincidono, passa Published a 1.
Se il fornitore non ti dà un CSV ma un listino impaginato, il lavoro di estrazione è a monte del mapping. In quel caso si passa dal PDF ai dati prodotto e solo dopo si allineano le colonne ai campi WooCommerce. Lo stesso vale per una foto di etichetta: prima i fatti visibili, poi l'abbinamento a SKU, nome e attributi.

Come velocizzare il mapping su cataloghi grandi senza rifare tutto a mano
Su cataloghi grandi si velocizza il mapping congelando regole di abbinamento, attributi globali e categorie prima dell'import, poi aggiornando solo le colonne che il fornitore ha davvero cambiato.
La tentazione è aprire duemila righe e pulire i titoli a mano. Quella via non scala. Si prepara il negozio: in Prodotti, Attributi crei Colore, Taglia, Materiale, Marca come attributi globali, con i valori già usati in vetrina. In Prodotti, Categorie fissi l'albero. Nel foglio di mappatura fissi le equivalenze del fornitore verso quegli elenchi. L'import scrive valori noti; i valori nuovi restano evidenti perché non matchano l'elenco.
- Aggiorna per SKU solo prezzo, scorte e disponibilità quando il listino è un rinnovo.
- Tieni Name e Description fuori dal rinnovo automatico se li hai già riscritti in italiano leggibile.
- Separa i file: uno per i nuovi SKU, uno per gli aggiornamenti, uno per le variazioni.
- Non mischiare nel medesimo CSV prodotti semplici e variazioni finché la colonna Parent non è piena e coerente.
- Scarta dal file di import le colonne che non hanno un campo (sconti a scaglioni, minimo d'ordine, note interne del grossista).
Un GTIN si legge solo dai materiali del merchant, foto della confezione, PDF o colonna del CSV, e passa la cifra di controllo: non si inventa e non si cerca sul web.Chi allinea lo stesso listino a più canali di vendita
Chi allinea lo stesso listino a più canali di vendita (Amazon, eBay, Etsy) deve decidere un padrone dei fatti. WooCommerce tiene SKU, titolo del negozio, prezzo e scorte. I marketplace ricevono un export derivato, non il CSV grezzo del fornitore. Se mappi il titolo Amazon sul Name del negozio, perdi la frase utile in vetrina. Meglio un attributo o una colonna di export per canale, e un solo Name pensato per la scheda del sito.
Per un eventuale feed verso gli assistenti di acquisto restano i nove campi della specifica OpenAI (item_id, title, description, url, brand, seller_name, image_url, availability, price con valuta). GTIN e MPN sono facoltativi. Quei campi si riempiono dopo il mapping WooCommerce, non al posto di Name e SKU. I nomi link e image_link appartengono a Merchant Center, non a quel feed.
Come Katapic aiuta a portare il listino sui campi giusti
Katapic importa da CSV, da PDF e da foto, completa solo i campi vuoti con fatti verificati e rimanda le schede a WooCommerce con la sincronizzazione bidirezionale.
Se il fornitore ti manda un foglio, l'import CSV entra nel catalogo di lavoro; se ti manda un listino impaginato, la lettura pagina per pagina estrae testi e immagini incorporate e le abbina ai prodotti. Una foto, una scheda: dalla foto Katapic riconosce prodotto, marca, categoria e attributi, e tutto resta modificabile prima di pubblicare. Il completamento dei campi vuoti è un'azione a parte, chiesta esplicitamente, con fonte.
La scansione gratuita di un catalogo WooCommerce pubblico, senza account e in sola lettura, mostra due punteggi per scheda (ricerca classica e prontezza per gli assistenti), più una verifica della prontezza dei dati sui campi mancanti o sbagliati; Pertinenza e Completezza si aggiungono con un account gratuito. La categoria della tassonomia Google viene proposta per ogni categoria del negozio: confermi tu, e l'identificativo confermato entra nei feed. Le probabili varianti (stesso titolo con taglia, colore, confezione) vengono proposte come varianti di un unico prodotto e si raggruppano solo su conferma.
La sincronizzazione WooCommerce è bidirezionale, con il plugin gratuito. La riscrittura delle schede passa da un verificatore di affermazioni: marchi, certificazioni e storia del brand non si inventano; se una misura trovata sul web contraddice il titolo del merchant, resta il dato del merchant. Le correzioni gratuite (Title Case sui titoli tutti maiuscoli, pulizia dell'HTML, condizione, dichiarazione senza GTIN del produttore, raggruppamento varianti, conferma categoria Google) arrivano solo su conferma esplicita e restano annullabili. Per sistemare il catalogo WooCommerce si parte dai fatti che hai già, non da un testo generato al posto tuo.
Domande frequenti sul mapping CSV in WooCommerce
Quali campi sono obbligatori per un prodotto WooCommerce in un import CSV?Per creare la scheda serve almeno il Name. Per venderla servono Regular price e, se attivi le scorte, Stock con In stock?. Lo SKU non è imposto dal form di creazione, ma senza SKU l'import non può aggiornare e crea doppioni. Type serve appena hai variazioni. Categorie, immagini, attributi e GTIN non bloccano la pubblicazione, ma una scheda senza quei fatti resta povera per negozio e feed.
Come si mappano le colonne del file fornitore sui campi prodotto WooCommerce?Si costruisce una tabella di abbinamento: ogni intestazione del listino ha un campo di destinazione (SKU, Name, Regular price, Categories, Images, Attribute) e una regola di pulizia. Poi si rinomina la testata del CSV con i nomi nativi oppure si abbina a mano in Prodotti, Importa. Si prova su dieci righe in bozza. Solo quando titolo, prezzo e attributi coincidono si importa il resto aggiornando per SKU.
Dove va il codice EAN del fornitore nella scheda WooCommerce?L'EAN va nell'identificatore globale del prodotto (GTIN), non nel titolo e non nella descrizione. Si copia solo se compare nei materiali del fornitore e supera la cifra di controllo. Se la colonna è vuota, il campo resta vuoto: non si cerca un codice sul web e non si inventa. Un EAN messo nelle note non entra nei feed e non aiuta la scheda.
Come si importa un CSV prodotti WooCommerce senza duplicare gli SKU?Ogni riga deve avere uno SKU unico nel negozio. In import scegli l'aggiornamento dei prodotti esistenti: WooCommerce usa lo SKU come chiave. Prefissa gli SKU se due fornitori condividono lo stesso codice. Non importare due volte un file senza SKU. Controlla prima Prodotti, Tutti i prodotti, cerca per SKU e solo dopo lancia l'aggiornamento di prezzi e scorte.
Come si assegna la categoria Google ai prodotti WooCommerce?La categoria del negozio (Prodotti, Categorie) non è la categoria della tassonomia Google. Si decide prima l'albero interno, si mappa la famiglia del fornitore su quello, poi si associa a parte l'id Google, confermato, da usare nei feed. Non si incolla la stringa FAMIGLIA del grossista nel campo Google. Senza conferma resti con una categoria di vetrina utile al tema, non con un id di tassonomia nei canali.
Cosa succede se le varianti del fornitore arrivano come righe separate?Se ogni taglia o colore è una riga e le importi come simple, ottieni schede gemelle e URL distinti. Il mapping corretto è un padre variable con gli attributi di variazione e figlie variation con Parent uguale allo SKU del padre. Un solo valore di attributo per riga figlia. Le immagini per variante si legano alla riga figlia, non solo al padre, così la galleria mostra il pezzo giusto.
Si può trattare un listino PDF come un CSV da mappare?Sì, ma in due tempi. Prima si estraggono da pagine e tabelle i fatti (codice, nome, prezzo, eventuali immagini incorporate) e si ottiene una griglia. Poi quella griglia segue le stesse regole di mapping del CSV: SKU, Name, prezzo, categorie, attributi. Saltare l'estrazione e copiare a mano da un PDF di cento pagine è la via che produce titoli sporchi e campi vuoti.
Domande frequenti
- Quali campi sono obbligatori per un prodotto WooCommerce in un import CSV?
- Per creare la scheda serve almeno il Name. Per venderla servono Regular price e, se attivi le scorte, Stock con In stock?. Lo SKU non è imposto dal form di creazione, ma senza SKU l'import non può aggiornare e crea doppioni. Type serve appena hai variazioni. Categorie, immagini, attributi e GTIN non bloccano la pubblicazione, ma una scheda senza quei fatti resta povera per negozio e feed.
- Come si mappano le colonne del file fornitore sui campi prodotto WooCommerce?
- Si costruisce una tabella di abbinamento: ogni intestazione del listino ha un campo di destinazione (SKU, Name, Regular price, Categories, Images, Attribute) e una regola di pulizia. Poi si rinomina la testata del CSV con i nomi nativi oppure si abbina a mano in Prodotti, Importa. Si prova su dieci righe in bozza. Solo quando titolo, prezzo e attributi coincidono si importa il resto aggiornando per SKU.
- Dove va il codice EAN del fornitore nella scheda WooCommerce?
- L'EAN va nell'identificatore globale del prodotto (GTIN), non nel titolo e non nella descrizione. Si copia solo se compare nei materiali del fornitore e supera la cifra di controllo. Se la colonna è vuota, il campo resta vuoto: non si cerca un codice sul web e non si inventa. Un EAN messo nelle note non entra nei feed e non aiuta la scheda.
- Come si importa un CSV prodotti WooCommerce senza duplicare gli SKU?
- Ogni riga deve avere uno SKU unico nel negozio. In import scegli l'aggiornamento dei prodotti esistenti: WooCommerce usa lo SKU come chiave. Prefissa gli SKU se due fornitori condividono lo stesso codice. Non importare due volte un file senza SKU. Controlla prima Prodotti, Tutti i prodotti, cerca per SKU e solo dopo lancia l'aggiornamento di prezzi e scorte.
- Come si assegna la categoria Google ai prodotti WooCommerce?
- La categoria del negozio (Prodotti, Categorie) non è la categoria della tassonomia Google. Si decide prima l'albero interno, si mappa la famiglia del fornitore su quello, poi si associa a parte l'id Google, confermato, da usare nei feed. Non si incolla la stringa FAMIGLIA del grossista nel campo Google. Senza conferma resti con una categoria di vetrina utile al tema, non con un id di tassonomia nei canali.
- Cosa succede se le varianti del fornitore arrivano come righe separate?
- Se ogni taglia o colore è una riga e le importi come simple, ottieni schede gemelle e URL distinti. Il mapping corretto è un padre variable con gli attributi di variazione e figlie variation con Parent uguale allo SKU del padre. Un solo valore di attributo per riga figlia. Le immagini per variante si legano alla riga figlia, non solo al padre, così la galleria mostra il pezzo giusto.
- Si può trattare un listino PDF come un CSV da mappare?
- Sì, ma in due tempi. Prima si estraggono da pagine e tabelle i fatti (codice, nome, prezzo, eventuali immagini incorporate) e si ottiene una griglia. Poi quella griglia segue le stesse regole di mapping del CSV: SKU, Name, prezzo, categorie, attributi. Saltare l'estrazione e copiare a mano da un PDF di cento pagine è la via che produce titoli sporchi e campi vuoti.


